A cosa deve il nome il nostro circolo culturale?
Da “Il ramo d’oro” di J.G.Frazer,
studio sulla magia e la religione
Chi non conosce il famoso quadro di Turner Il ramo d’oro? La scena ci offre una visione onirica del minuscolo lago di Nemi, in mezzo ai boschi - Specchio di Diana, lo chiamavano gli antichi.
La stessa Diana potrebbe ancora indugiare su quel lido deserto, e vagare ancora per quei boschi selvaggi.
In tempi remoti, questo paesaggio agreste era teatro di una misteriosa e ricorrente tragedia. Sulla sponda settentrionale del lago, proprio sotto i dirupi scoscesi ai quali si aggrappa la Nemi odierna, sorgevano il bosco sacro e il santuario della Diana Nemorensis, la Diana dei boschi.
In quel bosco sacro cresceva un albero particolare intorno al quale, a tutte le ore del giorno e forse anche a notte inoltrata, era possibile vedere aggirarsi una truce figura.
Un albero talmente particolare di cui era proibito spezzare i rami. Solo a uno schiavo fuggitivo era concesso di cogliere una delle sue fronde. Se riusciva nell’impresa, acquistava il diritto di battersi con il sacerdote e, se lo uccideva, di regnare in sua vece col titolo di re del bosco (Rex nemorensis ). Stando a quanto dicevano gli antichi, la fronda fatale era quel Ramo d’oro che, per ordine della sibilla, Enea colse prima di affrontare il periglioso viaggio dei morti.

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