venerdì 11 dicembre 2020

 Hatha Yoga e Merudanda Yoga

Lo Hatha Yoga, lo yoga anche detto della forza, come può essere inteso?

Forse come l'arte di diventare capaci di realizzare qualunque cosa senza Sforzo! A volte lo diventiamo con la riflessione, oppure sperimentando, altre ancora immaginando, altre volte giocando. Si gioca e si impara attraverso il proprio corpo, con la propria mente, con le proprie pulsioni, e giocando, così come fanno i bambini, si può arrivare per esempio a riconoscere la nostra Natura o Prakriti. Tutto qui.


E giocando per imparare e conoscere, chiameremo lo Hatha Yoga, a seconda dell'obiettivo che ci poniamo:

Yoga posturale o Merudanda Yoga, 

Yoga Creativo o Kriya Yoga, 

Yoga della potenza o Kundalini Yoga), 

yoga della consapevolezza o Vidya Yoga.

 La pratica del Merudanda Yoga ci porta a riconoscere e a saper valorizzare la nostra Natura o costituzione posturale. 

Natura posturale è l’atteggiamento del corpo fisico che è il mio, quello che mi contraddistingue da quando sono nato e nella quale mi sento forte e so di poter esprimere al meglio la mia personalità.

Ancora di più: se metto il corpo nella forma giusta per eseguire una determinata azione, spariscono gli elementi inibitori caratteriali propri di quella forma, e mi fa da supporto giusto per evitare le difficoltà, o avere la forza di fare o non fare delle cose. 

Nello yoga posturale il corpo diventa il nostro veicolo, il nostro supporto nelle situazioni della vita o con noi stessi per armonizzarci, completarci. 

Nella vita o nello yoga, è quello che, partendo dalla nostra interiorità, ci rende abili ad assumere un atteggiamento posturale o un altro adatto a ciò che dobbiamo fare o esprimere. I linguaggio del corpo più adatto che ci può aiutare a vivere al meglio la nostra vita, anche nelle piccole cose. 

Come ci poniamo se ad esempio dobbiamo parlare a tante persone (cosa facciamo con le nostre mani, o con i mignoli)? O dobbiamo far capire che vogliamo rimanere soli con noi stessi? O alle gambe che si piegano quando siamo sconfortati? O quando esprimiamo gioia? 


giovedì 24 settembre 2020

 Ma quanti tipi di yoga ci sono? 

In quanti modi diversi possiamo praticare yoga?


Lo yoga che, come tutti credo sappiano, viene dall’India, è una pratica che affonda le sue radici in tempi molto antichi. Nell’arco dei tempi la visione della Realtà da parte degli esseri umani si è modificata, è cambiato il significato del vivere, sono cambiati valori e cultura, e la ricerca di queste Verità tramite lo yoga che ne è lo strumento e le rispecchia, è cambiata fino al punto che nei vari tipi di yoga differiscono i mezzi impiegati e fino addirittura i risultati.


Questo è uno dei motivi per i quali quando si parla di yoga si fa tanta confusione. 

Anticamente si parlava di raja yoga, bakti yoga, hatha yoga, karma yoga, mantra yoga, laya yoga, ecc…, e in questo modo la parola yoga sembra essere la base, il tema fisso che necessita di un suffisso per specificarne l’obiettivo, il fine.


E così il termine yoga, letteralmente giogo, aggiogare, diventare, può essere considerato lo strumento per ottenere e realizzare il fine per il quale lo si pratica. Diventare regali, diventare devoti, diventare amore, diventare azione, l’universo, diventare eroici, ossia lo scopo finale che si ricerca. 


Allo stesso modo oggi si parla di astanga yoga, anusara yoga, bikram yoga, vinyasa flow yoga, power yoga (notare il termine americano), e chi più ne ha più ne metta, peccato che forse oggi si è persa l’idea di cosa si voglia diventare. Dimenticavo: ora c’è anche lo yoga della risata e lo yoga con il cane!!!


Diversi i fini, diversi gli obiettivi, diversa la pratica, che è appunto lo yoga, che è di conseguenza completamente diversa tra una scuola. La scelta del tipo di yoga è come incamminarsi lungo diverse strade a seconda di dove vogliamo andare e di cosa stiamo ricercando. Forse tutte le strade portano a Roma, ma chissà, il cammino potrebbe risultare estremamente diverso!!!! Possiamo scegliere la strada più lunga o più breve, possiamo incontrare salite, discese o percorsi pianeggianti...andare per mari o per monti⛵🚡.

Alfine potremmo individuare addirittura due mete praticamente opposte: c’è la strada che porta al distacco dal mondo e c’è la strada che porta all’unione con il mondo stesso. 


Per questo ogni tipo di yoga ha un suo percorso, un suo sâdhana.

C’è chi sceglie il percorso per distaccarsi dal corpo e c’è chi sceglie il percorso per compenetrare il corpo.

Il distacco dal corpo intende all’unione con il divino, il compenetrare il corpo intende a vedere il divino nel corpo stesso. 

Già dall'inizio accostarsi alla pratica dello yoga è una scelta, tra trascendenza ed immanenza, tra il vedere il mondo come maya, illusione,  o  il mondo come shakti, potenza. Iniziamo a cercare di vederci chiaro fin dall'inizio. 











sabato 19 settembre 2020

  Perché una persona dovrebbe accostarsi allo yoga?

La mia risposta, la più semplice ed ovvia potrebbe essere, “per il semplice piacere di farlo”. Ecco uno dei motivi e per me il più sensato per accostarsi alla pratica dello yoga.

 Poi si potrebbe anche dire che praticare yoga può aiutarci a rieducare noi stessi, o diciamo pure a diventare adulti, e essere in grado di saper scegliere e saper riconoscere quello che è buono o non è buono per noi, senza aspettare che questo ci venga indicato a altri. E in questo potremmo includere il saper scegliere tra i vari tipi di yoga che girano oggi, quello più adatto alle nostre esigenze.


Certo è che per farlo bisognerebbe sapere che cosa propongono i vari tipi di yoga e che cosa ricerchiamo noi esattamente nella pratica dello yoga. Dunque alla base di tutto c'è il sapere, la conoscenza.

Sapere è conoscere e la conoscenza è alla base dello yoga.


“Solo la conoscenza è eterna, è priva di inizio e fine.

Una volta appreso lo Yoga si ha una conoscenza sicura di tutto e per questo bisogna impegnarsi a fondo per impararlo.” Siva Samhita



Sarasvatī, o Saraswatī, (sanscrito सरस्वती, "colei che scorre"), è la prima delle tre grandi dee dell'induismo, insieme a Lakshmi e Durgā, e la consorte (o shakti) di Shri Brahmā, il Creatore.
Sarasvatī è venerata sin dall'epoca vedica come dea della conoscenza e delle arti, della letteratura, musica, pittura e poesia, ma anche della verità, del perdono, delle guarigioni e delle nascite; è spesso menzionata nel Rig Veda e nei Purāṇa come divinità fluviale.

lunedì 10 agosto 2020

A cosa deve il nome il nostro circolo culturale?

Da “Il ramo d’oro” di J.G.Frazer, 
studio sulla magia e la religione



Chi non conosce il famoso quadro di Turner Il ramo d’oro? La scena ci offre una visione onirica del minuscolo lago di Nemi, in mezzo ai boschi - Specchio di Diana, lo chiamavano gli antichi. 
La stessa Diana potrebbe ancora indugiare su quel lido deserto, e vagare ancora per quei boschi selvaggi.
In tempi remoti, questo paesaggio agreste era teatro di una misteriosa e ricorrente tragedia. Sulla sponda settentrionale del lago, proprio sotto i dirupi scoscesi ai quali si aggrappa la Nemi odierna, sorgevano il bosco sacro e il santuario della Diana Nemorensis, la Diana dei boschi.
In quel bosco sacro cresceva un albero particolare intorno al quale, a tutte le ore del giorno e forse anche a notte inoltrata, era possibile vedere aggirarsi una truce figura.

Un albero talmente particolare di cui era proibito spezzare i rami. Solo a uno schiavo fuggitivo era concesso di cogliere una delle sue fronde. Se riusciva nell’impresa, acquistava il diritto di battersi con il sacerdote e, se lo uccideva, di regnare in sua vece col titolo di re del bosco (Rex nemorensis ). Stando a quanto dicevano gli antichi, la fronda fatale era quel Ramo d’oro che, per ordine della sibilla, Enea colse prima di affrontare il periglioso viaggio dei morti.

 Hatha Yoga e Merudanda Yoga Lo Hatha Yoga, lo yoga anche detto della forza, come può essere inteso? Forse come l 'arte di diventare cap...